Capitolo 25

È LA PRIMA VOLTA CHE ARRIVI QUI? INIZIA DAL CAPITOLO 1

Auguste oggi è il responsabile di Aid4Mada in Madagascar.

Ha trentanove anni ed è nato a Mahajanga, sulla costa nord-ovest dell’isola.

A venticinque anni si è trasferito a Diego Suarez, al nord, per studi religiosi. Ispirato dalla storia di Don Bosco, voleva diventare un prete e fare il missionario in Papuasia. Poi, dopo sei anni, ha capito che voleva lavorare nel sociale ed è andato alle Mauritius a studiare. Mentre era lì, ha trovato l’annuncio di un’offerta di lavoro per una ONG di Tulear ed è tornato in Madagascar.

Questa ONG è la stessa che gestisce il Villaggio Afaka e Auguste ha iniziato a lavorare nell’istituto nel 2008 come assistente del direttore scolastico. Ed è così che la sua storia ha incrociato quelle di Davide e Nicole. Durante i viaggi di volontariato dei ragazzi si era creato un ottimo rapporto umano, oltre che professionale, tra i tre e le rispettive famiglie. Tanto che, appena venuto a conoscenza dell’uscita della nostra associazione dal Villaggio Afaka, Auguste li chiamò subito:

«Voglio continuare a lavorare con voi» fu la sua proposta, semplice e diretta.

Una proposta che i ragazzi, d’accordo con tutto il direttivo di Aid4Mada, accettarono con entusiasmo e gratitudine.

E così dalla fine di settembre 2018 Auguste entrava a far parte del nostro team e ci assicurava tutto quello che ci era mancato nei difficili mesi precedenti: un appoggio locale a Tulear e una figura con esperienza e competenze specifiche per portare avanti i nostri progetti.

Fu un vero colpo di fortuna, che portò grandi benefici fin da subito.

Come prima cosa, Auguste sostituì Zo nella gestione del progetto L’Acqua è Vita e in pochi giorni cambiò marcia al progetto. Infatti la ragazza, sia perché sapeva di avere un incarico temporaneo sia perché non era il suo mestiere, aveva portato avanti le attività in modo molto superficiale. I lavori andavano a rilento e le informazioni che ci arrivavano erano imprecise e spesso discordanti.

Auguste prese in mano la situazione e iniziò a fare il giro dei cantieri insieme al costruttore. Scoprì presto che uno degli scavi era stato avviato in un villaggio troppo vicino alla costa e che l’acqua trovata a pochi metri di profondità era salmastra. Fece chiudere quel buco e individuò un’altra zona poco lontano, ma su un terreno più adatto.

In un altro villaggio ebbe una trattativa accesa ma proficua con il proprietario del terreno in cui era stato iniziato lo scavo, il quale pretendeva di essere pagato per permettere al costruttore di continuare a costruire il pozzo. Auguste lo fece ragionare con le buone, e dopo pochi giorni i lavori ripresero con regolarità.

In quasi ognuno dei dieci cantieri avviati in agosto si trovò a dover fronteggiare problemi come questi, che il costruttore aveva taciuto a Zo, e quindi dei quali noi non eravamo stati informati. L’abilità e la rapidità di Auguste nel risolverli ci permise di imporre un nuovo ritmo al progetto e a fine ottobre in tutti i pozzi erano stati completati gli scavi, trovata acqua potabile e avviata la costruzione della struttura esterna.

Per noi fu un enorme sollievo perché ciò significava che con buone probabilità avremmo potuto rispettare l’impegno che ci eravamo presi con i donatori, e soprattutto con le comunità dei villaggi di Tulear.

ENTRO LA FINE DI NOVEMBRE I POZZI SAREBBERO STATI PRONTI E DIECIMILA PERSONE AVREBBERO AVUTO, PER LA PRIMA VOLTA NELLA LORO VITA, ACCESSO GRATUITO E ILLIMITATO ALL’ACQUA POTABILE.

Il nostro sogno, che sembrava così grande e irraggiungibile solo pochi mesi prima, si stava per avverare.

Ma avevamo anche un altro sogno.

L’avventura di Davide e Nicole in Madagascar era iniziata sei anni prima con una frase.

«Dobbiamo aiutare questi bambini ad avere un’istruzione» si erano detti i ragazzi al ritorno dal loro viaggio di nozze.

E da quella frase era iniziata questa storia, che li aveva portati a collaborare con l’associazione gerente del Villaggio Afaka per tanti anni. Ma dopo la separazione avvenuta in agosto, Aid4Mada non aveva più un progetto scolastico e non poteva aiutare nessun bambino ad avere un’istruzione. Certo, eravamo felicissimi di poter donare acqua potabile a migliaia di persone, ma la scuola era la nostra missione, il nostro DNA, la nostra storia.

E allora incaricammo Auguste di trovarne una da aiutare.

Fummo molto precisi nell’indicargli di cercare una scuola pubblica. Per noi l’inclusività era una prerogativa fondamentale, e per quanto fossimo consapevoli che un istituto privato come il Villaggio Afaka potesse garantire un livello di istruzione più elevato ai suoi studenti, una scuola pubblica era più coerente con quello che volevamo fare. Aiutare il maggior numero di bambini possibile ad avere un’educazione di base, e soprattutto a uscire dalla strada.

Anche per Auguste la scuola era una priorità e fu rapidissimo e super efficiente, nonostante il grande lavoro che stava facendo sul progetto L’Acqua è Vita.

In pochi giorni incontrò i responsabili di tre scuole pubbliche, segnalategli dall’incaricato ragionale del Ministero dell’Educazione come le più bisognose di Tulear. Raccolse informazioni sui bambini ospitati, sul corpo insegnanti, sui servizi offerti, sulle condizioni delle strutture scolastiche. E ci presentò tutto perché decidessimo quale iniziare a sostenere.

La decisione naturalmente implicava che le scuole che non avremmo scelto avrebbero continuato ad autosostenersi con grandi difficoltà. Ma non potevamo aiutarle tutte, per quanto ci sarebbe piaciuto.

In ogni caso non fu difficile scegliere.

L’EPP di Tanambao-Morafeno era quella con più studenti: quasi 1.000 bambini dai 3 ai 14 anni. Era quella con meno servizi: c’era un pozzo distrutto, una mensa piccolissima, un parco giochi che cadeva a pezzi, aule fatiscenti con buchi nei tetti, non c’erano i bagni. Era quella messa peggio, con gli insegnanti meno qualificati, con i bambini più poveri della città.

Insomma era quella più difficile da gestire, soprattutto per noi che ci apprestavamo per la prima volta a prendere in mano da soli un progetto scolastico di questa portata.

E quindi fu la prima che scartammo…

Ovviamente sto scherzando.

A FINE OTTOBRE SIGLAMMO L’ACCORDO CON IL MINISTERO DELL’EDUCAZIONE E CI INSEDIAMMO ALL’INTERNO DELL’EPP TANAMBAO-MORAFENO.

Iniziava, di nuovo, la nostra avventura a fianco dei bambini malgasci, e questa volta si trattava davvero della fascia più disagiata della città più povera di tutto il Madagascar.

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