Il tempo a disposizione è uguale per tutti.

Per ognuno di noi un minuto è fatto di sessanta secondi, un’ora di sessanta minuti e un giorno di ventiquattro ore.

Il tempo è la grande costante delle nostre vite.

È il modo in cui ognuno di noi decide di utilizzarlo che fa la differenza.

Lo so, questa è una riflessione profonda ma devo confessare che non è mia, qualcuno di molto più saggio l’ha scritta prima di me.

Ad ogni modo, Davide e Nicole avevano già deciso quattro anni prima di “utilizzare” una parte non trascurabile del loro tempo per aiutare i bambini e le famiglie del Madagascar.

Bambini e famiglie che per quattro anni avevano visto solo in fotografia.

Perché lo avevano fatto?

Non lo so, e ad essere sincero, non gliel’ho neanche voluto chiedere.

In questi tempi in cui le nostre vite sono sempre più “pubbliche”, ci sono cose, a mio avviso, che è giusto rimangano confinate nella sfera privata dei nostri cuori.

Quello che posso immaginare è ciò che ha guidato poi la decisione di “utilizzare” parte del mio tempo ad aiutare bambini e famiglie che non avevo mai visto.

Perché avevo capito che, provando a cambiare le loro vite, avrei cambiato la mia.

Lo so, anche questa è una riflessione profonda, e per fortuna è farina del mio sacco.

Comunque, non anticipiamo i tempi e ritorniamo a quella primavera del 2016, quando Davide e Nicole tornarono dal loro primo viaggio di volontariato in Madagascar.

Anche ripensandoci a mente fredda, dopo aver elaborato coscienziosamente le emozioni provate a Tulear, continuavano a essere convinti che fosse necessario fare di più.

Per far crescere l’associazione, per evitare sprechi e inefficienze, per ridurre i costi della struttura e quindi aumentare l’impatto per i bimbi e le famiglie di Tulear, dovevano intervenire subito sui due fronti più critici: la logistica e l’organizzazione.

Era necessario unificare tutte le attività dell’associazione in un’unica struttura, il villaggio scolastico che avevano identificato a Betania.

Era altrettanto necessario iniziare a organizzare le attività del personale malgascio e seguirlo con costanza e impegno.

Per fare queste tutte queste cose, era necessario trovare maggior tempo da dedicare all’associazione.

E fu qui che Davide e Nicole fecero una scelta coraggiosa.

Davide aveva da poco cambiato lavoro, ed era entrato in Matika, una software house di Vicenza in cui aveva finalmente trovato una dimensione più famigliare rispetto a quella della multinazionale da cui proveniva. Era stato assunto da pochi mesi con un contratto a tempo indeterminato a tempo pieno. Questo nuovo impiego era ovviamente incompatibile con l’impegno e la costanza che aveva deciso di dedicare all’associazione. Per questo, dopo averne parlato a fondo con Nicole, decise di presentare a Matika le dimissioni.

Eh sì, proprio così.

Pur di rispettare l’impegno morale che aveva preso con l’associazione, con le famiglie di Tulear, ma soprattutto con se stesso, Davide aveva deciso di rinunciare deliberatamente a un contratto a tempo indeterminato per un lavoro che gli piaceva. Aveva deciso di sacrificare la carriera, lo stipendio e la sicurezza economica per se e la sua famiglia sull’altare di una causa che non gli dava né garanzie né entrate.

Follia? Incoscienza? Superficialità? Certo, qualcuno potrebbe pensare questo.

Passione. Coraggio. Coerenza. Io penso questo, e sono sicuro che non sono il solo.

Fatto sta che, evidentemente, anche in Matika capirono le sue ragioni e respinsero le dimissioni di Davide. Gli proposero invece un part-time verticale, che gli dava la possibilità di dedicare due giorni pieni ogni settimana all’associazione.

Davide e Nicole ci pensarono e giunsero alla conclusione che era un’ottima soluzione, quantomeno per i primi tempi.

Da giugno 2016 Davide poté quindi iniziare a “utilizzare” una parte ancora più significativa del suo tempo con l’obiettivo di aumentare l’impatto dell’associazione. I due giorni dedicati ogni settimana al Madagascar gli consentirono innanzitutto di creare un rapporto costante con il direttore scolastico dell’associazione a Tulear. Insieme a lui Davide iniziò a disegnare l’organizzazione della scuola, ad assegnare compiti e ruoli, a costruire budget di spesa e a controllare le uscite mensili, a programmare le attività settimanali di tutto il personale e a gestire e risolvere i tanti problemi quotidiani che un’organizzazione complessa naturalmente presenta, a maggior ragione in un Paese problematico come il Madagascar.

Per portare avanti questo cambiamento, Davide e Nicole avevano ovviamente ricevuto il benestare da parte del consiglio direttivo dell’associazione toscana. Che aveva approvato, inoltre, anche il progetto presentato dai ragazzi per trasferire tutte le attività e il personale di Tulear nel nuovo villaggio scolastico di Betania.

Fu un periodo di lavoro estremamente intenso e, a tratti, stressante, sia per Davide che per Nicole. E, di riflesso, anche per la piccola Asia che vedeva i suoi genitori sempre molto presi e stanchi.

Ma i risultati si videro presto, nel giro di pochi mesi.

Nell’autunno del 2016 infatti tutto era pronto per il trasloco nella nuova struttura e l’organizzazione iniziava a funzionare in modo adeguato.

Prima però, in agosto, era successa un’altra cosa molto importante.

Un’altra goccia d’acqua era stillata in questo fiume.

 

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