Capitolo 27

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Avevamo cambiato la vita di migliaia di persone.

Grazie ai dieci pozzi che avevamo costruito, a fine novembre del 2018 circa diecimila abitanti di diversi villaggi della periferia di Tulear avevano finalmente accesso gratuito e illimitato all’acqua potabile.

E tutto questo a pochi passi dalle loro case, non a kilometri di distanza.

I bambini ora potevano andare a scuola perché non erano più costretti a camminare per ore ogni giorno per andare a prendere l’acqua.

Le famiglie ora potevano bere acqua non contaminata, cucinare, lavarsi.

Nessuno avrebbe più sofferto per la sete e per malattie che al giorno d’oggi non dovrebbero esistere.

Queste diecimila persone ora avevano la speranza per un futuro migliore.

Ma ce n’erano tantissime altre che ancora attendevano questo miracolo.

Per noi era stato solo un primo passo verso il raggiungimento di un obiettivo molto più grande e difficile: portare acqua potabile a tutti gli abitanti di Tulear.

Già prima di terminare la costruzione dei dieci pozzi avevamo iniziato a raccogliere i fondi necessari per i prossimi, in tutti i modi possibili.

L’8 novembre, in occasione del mio compleanno, avevo lanciato una raccolta fondi a cui avevano partecipato tanti amici. Iniziativa che poi è diventata un’abitudine per tutti noi di Aid4Mada (anche tu puoi farlo cliccando qui), che a ogni ricorrenza oggi chiediamo non regali ma donazioni per sostenere i nostri progetti. L’idea mi venne leggendo un bellissimo libro che ti consiglio: Thirst di Scott Harrison. L’autore è un ragazzo americano che dopo una vita passata a lavorare come promoter in discoteca ha deciso di cambiare vita e ha fondato charity: water, la più grande ONG del mondo nel settore dell’acqua. Dalla sua incredibile storia ho preso tanti spunti, incluso quello che mi ha spinto a scrivere questa storia, la nostra.

Sempre a novembre avevamo lanciato altre due iniziative.

Il nostro partner Cantine Romagnoli aveva deciso di aiutarci a raccogliere fondi per costruire un pozzo attraverso la vendita dei suoi vini. L’idea era quella di poter dire che “avevamo trasformato il vino in acqua” ed entro Natale ci riuscimmo.

L’altra raccolta fondi fu promossa dalla famiglia proprietaria di International School of Bologna, la scuola bolognese che già stanziava le borse di studio per gli studenti dell’Università di Tulear. A fine novembre questa generosa famiglia organizzò una vendita di abbigliamento vintage, e decise di donare tutto il ricavato al nostro progetto consentendoci di raccogliere i fondi necessari per ben tre pozzi.

Quindi quattro pozzi erano già sicuri e tra compleanni e Natale finanziammo il quinto.

Nel frattempo i nostri amici di Cuore di Lucia, sempre più entusiasti di collaborare con noi, in occasione del loro evento annuale del 13 dicembre ci invitarono a presentare il nostro progetto ai loro sostenitori. E comunicarono ufficialmente la loro intenzione di finanziare altri due pozzi.

Fu una chiusura d’anno esplosiva. Non avevamo fatto in tempo a completare i primi dieci pozzi che già avevamo raccolto i fondi per costruirne almeno altri sette.

Avevamo deciso che i lavori sarebbero partiti nell’estate 2019, e che saremmo andati in Madagascar tutti insieme per documentare la seconda fase del progetto.

Proprio in quei giorni poi avevo conosciuto David, videomaker e social media manager, e gli avevo chiesto di darci una mano a comunicare al meglio le cose incredibili che stavamo realizzando.

«Io lo faccio volentieri, però dobbiamo andare in Madagascar e girare un documentario!»

Insomma era deciso, il 2019 sarebbe stato l’anno in cui sarei tornato lì dove la mia vita tre anni prima era cambiata. E ci sarei tornato da volontario, insieme a Matilde, Davide, Nicole, i volontari che si sarebbero aggregati a noi e David con la sua videocamera.

Il mio compito sarebbe stato quello di raccontare quello che stavamo facendo nel modo che mi riesce meglio. Avrei scritto un libro che si sarebbe intitolato La Fine della Terra, proprio come il romanzo che avevo scritto al ritorno dal mio primo viaggio in Madagascar e che non avevo mai pubblicato.

Ero elettrizzato e non vedevo l’ora di partire.

Ma il 2018 aveva ancora in serbo una sorpresa per me.

Proprio qualche giorno prima che finisse quello straordinario anno, Matilde mi comunicò una notizia che avrebbe cambiato di molto i programmi.

La notizia più bella che un uomo può ricevere in tutta la sua vita.

«Sono incinta!»

Era il 22 dicembre, una data che ricorderò per sempre, e nostro figlio sarebbe nato in agosto.

Le carte in tavola si rimescolavano.

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