Dove nasce l’acqua?

Me lo sono chiesto spesso negli ultimi giorni e confesso che non ne sono ancora venuto a capo.

«Dai ghiacciai», potrà dire qualcuno.

«No, dalle nuvole», protesterà un altro alzando le braccia al cielo.

«Ma per arrivare sulle nuvole deve evaporare, quindi nasce per forza dal mare», sentenzierà un terzo con aria saccente, non rendendosi conto del paradosso.

Ebbene, la conclusione a cui sono giunto è che l’acqua non può nascere.

È un po’ un rasoio di Occam se vogliamo, però se ci pensate bene risolve tutti i nostri problemi.

Tuttavia, se anche riusciamo a metterci d’accordo su questo, non possiamo comunque accettare che una storia non abbia un inizio.

E allora, se proprio dobbiamo trovarne uno per questa storia, potremmo partire così…

 

La storia dell’acqua inizia nel luglio del 2012 sulla spiaggia di Nosy Be, un paradiso tropicale nel nord del Madagascar.

Certo, avremmo potuto farla iniziare anche prima.

Chissà, magari davanti a un documentario in tv o a un depliant di un’agenzia viaggi.

Oppure, se vogliamo essere ancora più romantici, davanti a un mappamondo che ruota e che un dito ferma casualmente sull’isola africana.

Tuttavia, per comodità narrativa, stabiliamo l’inizio di questa storia in quel giorno in cui Davide e Nicole atterrarono all’aeroporto di Nosy Be.

Avevano scelto il Madagascar come meta per il viaggio di nozze.

In Italia avevano lasciato la piccola Asia di tre anni, parcheggiata dai nonni, e per fortuna anche i tanti stereotipi così tipici della nostra cultura.

Volevano vivere il vero Madagascar ed entrare in contatto il più possibile con la realtà locale e la popolazione malgascia, anziché rifugiarsi in uno dei tanti resort a cinque stelle pieni di turisti europei.

Una scelta non banale, anche perché il Madagascar, allora come oggi, era un paese povero, non facile da visitare, con una situazione sociale molto diversa da quella da cui i ragazzi provenivano.

Una scelta tuttavia quanto mai azzeccata, anche perché il Madagascar, allora come oggi, era un paese meraviglioso, con una natura incontaminata, paesaggi mozzafiato e un popolo sorprendente.

Davide e Nicole trascorsero due settimane nell’arcipelago di Nosy Be, facendo base in un villaggio accanto alla foresta di Lokobe.

Le giornate trascorsero piacevolmente, all’insegna di quel mora mora, piano piano, ripetuto continuamente da tutte le persone che incontravano.

Le sere, seduti in riva all’oceano Indiano, sorseggiavano rhum arrangè, ascoltando racconti e avventure malgasce, in compagnia dei ragazzi che prima di tornare al loro villaggio si fermavano a condividere con loro balli e canti.

Da quell’esperienza si riportarono in Italia ricordi di incontri indimenticabili: i lemuri, le tartarughe, i camaleonti.

Dei colori straordinari e unici dell’isola: il rosso polveroso della terra, il blu sconfinato del cielo, il verde intenso della foresta.

Dei profumi della vaniglia, delle spezie e dei fiori di Ylang Ylang.

Dei rumori della città e del silenzio assordante della notte, delle chiacchiere delle donne nei mercati e delle risate dei bambini.

Tutti quei bambini incontrati durante il viaggio.

Bambini poverissimi, sporchi, vestiti di cenci, in precarie condizioni igienico-sanitarie. Bambini che vivevano per strada, in misere baracche, senza alcun tipo di comodità. Senza la possibilità di andare a scuola, di costruirsi un futuro, di avere certezza del presente. Eppure sempre pronti a regalare un sorriso disarmante al vasà, l’uomo bianco, sconcertato.

Oltre ai ricordi, Davide e Nicole si portarono in Italia un’altra cosa.

La consapevolezza che dovevano fare qualcosa, tutto quello che avrebbero potuto, per aiutare questi bambini.

Era il 2012, e possiamo senza dubbio dire che questo fu il momento in cui le vite dei due ragazzi cambiarono drasticamente.

È il momento in cui inizia la nostra storia.

L’acqua è nata.

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