Overfunding.

Questa fu la prima nuova parola che imparai nel 2018.

In realtà, a essere sincero, la conoscevo già da qualche mese ma fino a quel momento l’avevo tenuta per me, covando silenziosamente la speranza di poterla usare.

Overfunding è infatti un termine che identifica una raccolta fondi che supera il budget.

Quando avevamo lanciato la nostra prima campagna di crowdfunding Il Regalo Perfetto il nostro obiettivo era certo quello di centrare il budget di 7.500 €, ma sia io che Davide, che tutta l’associazione, saremmo stati più che felici di chiuderla anche a 5.000 €.

I primi giorni di gennaio invece arrivarono talmente tante donazioni inattese che pian piano si materializzò dentro di me la consapevolezza che potevamo farcela.

Non solo a centrare il budget, ma addirittura a superarlo.

E alla fine del mese, quella consapevolezza diventò certezza: andammo in overfunding!

E non di poco: la campagna si chiuse il 31 gennaio con una raccolta vicina ai 9.000 €, ovvero il 20% in più rispetto al budget previsto.

Questo significava tante cose.

La prima: anziché 23 bimbi, quell’anno ne avremmo potuti inserire ben 27 all’interno del Villaggio Afaka.

La seconda: la nostra community era pazzesca e ci seguiva molto più di quanto avessimo pensato fino a quel momento.

La terza: forse eravamo bravi a fare crowdfunding.

Il 20 gennaio festeggiamo questo grande successo con una bella serata al Cortile Cafè di Bologna, che diventò l’occasione per presentare Il libro perfetto e per ufficializzare la nascita della “filiale bolognese” dell’associazione, rappresentata da me e Matilde.

Fu un inizio d’anno grandioso, per me e per tutta l’associazione.

Infatti, mentre in Italia raccoglievamo fondi, in Madagascar andavano avanti tutti i cantieri: le nuove aule, la cucina, la veranda, la casa del volontario. E soprattutto lui. Il pozzo. Anzi, il Pozzo.

Tutto era pronto per la grande cerimonia di inaugurazione del nuovo Villaggio Afaka, una festa che avrebbe coinvolto tutti i bimbi della scuola, le loro famiglie e anche le principali autorità di Tulear. Oltre naturalmente ai volontari dell’associazione: una delegazione dalla Toscana e una dal Veneto. In pompa magna per quello che si preannunciava come un evento chiave nella storia dell’associazione.

Davide, Nicole e Asia partirono per il Madagascar il 4 febbraio. Questa volta ad accompagnarli c’erano Valeria, la mamma di Nicole, e Francesco, il fratello di Lucia. Proprio lei, la piccola Lucia in memoria della quale la sua famiglia aveva finanziato negli anni decine di pozzi in tutto il mondo. Incluso quello appena costruito all’interno del Villaggio Afaka. Un pozzo che avrebbe garantito accesso gratuito e illimitato all’acqua potabile a tutti i bimbi e al personale della scuola.

La comitiva atterrò ad Antananarivo il 5 febbraio, e il giorno successivo era già su un volo interno per Tulear. Questa volta non c’era il tempo per scendere via terra, troppe le cose da fare per preparare al meglio l’evento. E poi faceva troppo caldo per visitare parchi e villaggi. In fondo, era piena estate in Madagascar. Un’estate ben più torrida e umida rispetto a quelle a cui siamo abituati alle nostre latitudini.

Il pomeriggio del 6 febbraio i ragazzi erano di nuovo davanti a quel portone rosso, che tanto significativo era diventato nella loro vita. Credo che il modo migliore per cercare di trasmettere le emozioni che questo momento scatenarono nei loro cuori sia riportare testualmente il diario di viaggio di Nicole:

“I bimbi devono ancora pranzare ma appena ci vedono ci corrono incontro e iniziano ad abbracciarci…giochiamo, scherziamo ridiamo… mi mancavano…. mi mancavano tanto.

Andiamo a vedere il pozzo appena costruito, la nuova veranda, la cucina e le aule e mi emoziono perché in un anno il villaggio è diventato bellissimo, le nuove aule permettono ai bimbi di studiare in un luogo sicuro e idoneo, con l’ampliamento della veranda potranno mangiare tutti assieme ma soprattutto con il pozzo la loro vita migliorerà come la loro salute… pensare che tutto questo avviene grazie alla nostra associazione mi riempie il cuore di felicità!!!”   

Nessuno scrittore, nemmeno quelli più bravi di me (ovvero quasi tutti), riuscirebbe a raccontarlo con parole migliori. Perché queste sono parole che vengono direttamente dal cuore, e che arrivano direttamente al cuore.

Certo, magari non a tutti i cuori.

Ma a quelli che sanno ascoltare, sì.

E sono sicuro che il tuo è uno di questi.   

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