L’1 dicembre 2017 partiva la nostra prima campagna di crowdfunding “Il Regalo Perfetto”.

L’obiettivo era quello di raccogliere 7.500 € entro fine gennaio, per coprire le spese per un anno intero di un’intera classe di 23 bimbi all’interno del Villaggio Afaka di Tulear.

Il riscontro fu subito entusiasmante.

Nelle prime due settimane di dicembre raccogliemmo quasi la metà del budget totale, e io imparai la mia prima lezione da “volontario”.

“Non sottovalutare mai la generosità delle persone”.

Ci avevo messo la faccia in prima persona in questa campagna, realizzando un video promo, uscendo con interviste e articoli su alcuni media, invitando personalmente tutti i miei amici, parenti e conoscenti a donare.

Ma se devo essere sincero, all’epoca non mi aspettavo di certo una partecipazione del genere.

Capii che le persone, anche quelle più insospettabili, avevano una voglia matta di contribuire a qualcosa di bello. E che noi glielo stavamo dando.

Era un cambio di prospettiva importante, che indirizzò poi tutta la mia attività successiva all’interno dell’associazione.

Noi non stavamo chiedendo alle persone di fare una donazione. Stavamo dando loro l’opportunità di diventare parte di qualcosa di bello. Di cambiare, con un piccolo sforzo, tante vite. Vite di bambini che magari non avrebbero neanche mai conosciuto dal vivo, ma che potevano essere certi di aver aiutato in modo significativo.

Quelle settimane sperimentai una sensazione che credo sia indispensabile per chiunque voglia operare nel sociale.

Io lo chiamo il “big state”.

Lo potremmo tradurre in “entusiasmo”, ma forse è qualcosa di più. È quel luccichio che hai negli occhi quando vedi qualcosa che ti fa sentire bene. Quella determinazione nella voce quando ne parli. Quella passione nel cuore che contagia le persone intorno a te e le “converte” alla tua causa.

Ricordatelo perché ritornerà spesso nel seguito della nostra storia.

Nel frattempo, mentre il “big state” faceva il suo corso naturale, Davide e Nicole decisero di aumentare il carico.

«Saremmo felici se tu e Matilde entraste nel consiglio direttivo dell’associazione» mi proposero una sera durante una delle nostre quotidiane telefonate.

Ormai ci ero già dentro fino al collo, e non avevo certo bisogno di questa formalità per sentirmi parte integrante dell’associazione.

Però era un passaggio determinante e i ragazzi l’avevano capito bene. In questo modo “l’associazione con cui collaboro” diventava in un battito di ciglia “l’associazione di cui faccio parte”. E il cambiamento era sostanziale, oltre che formale.

L’annuncio venne ufficializzato durante l’aperitivo natalizio dell’associazione ad Arcugnano, davanti a tanti amici che ci accolsero con calore ed entusiasmo all’interno di questa grande famiglia.

Nel frattempo la nostra raccolta fondi andava a gonfie vele e sia io che Davide iniziavamo a pensare realmente che l’obiettivo era raggiungibile.

Dal Madagascar poi arrivavano notizie confortanti, che non facevano altro che rafforzare la nostra determinazione. All’interno del Villaggio Afaka tutti i lavori procedevano secondo i piani, cosa che non si può dare sempre per scontata dalle parti del Tropico del Capricorno, come poi avrei imparato sulla mia pelle. Il pozzo, il nuovo blocco di aule, la casa del volontario, la mensa. Eravamo stati audaci a far partire tutti questi cantieri contemporaneamente, ma l’organizzazione che Davide e Nicole avevano contribuito a mettere in piedi negli ultimi anni dava i suoi frutti. Nel giro di pochi mesi il Villaggio Afaka era stato rivoltato come un calzino, e sarebbe presto diventato un centro di eccellenza e un modello di riferimento per tutta Tulear.

Questo “presto” aveva una data precisa: il 14 febbraio 2018.

Il giorno in cui, alla presenza di una nutrita delegazione di volontari dal Veneto e dalla Toscana, di tutti i bimbi e delle loro famiglie, delle principali autorità della città, il nuovo Villaggio Afaka sarebbe stato inaugurato ufficialmente.

In questo stato di grazia e con questa esaltante prospettiva si chiuse il 2017.

Davide e Nicole lo salutarono preparando le valigie per il loro terzo viaggio di volontariato, forse il più importante.

Io e Matilde lo salutammo dalla Provenza, brindando a questa cosa incredibile che era nata sulla spiaggia di Anakao poco più di un anno prima, e che stava rivoluzionando le nostre vite.

Ma quello che allora non immaginavamo era che l’anno entrante, il 2018, ne avrebbe cambiate tantissime di vite.

Più di diecimila.

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