Gli incontri che ti cambiano veramente la vita si contano sulle dita di una mano, e questo fu per me uno di questi.

Era l’autunno del 2016 e le nostre vite si intrecciarono con quelle di Nicole e Davide e con l’associazione che avevano fondato l’anno prima.

Dopo averli conosciuti, capimmo subito che avevamo trovato quello che stavamo cercando e sposammo senza esitazioni la loro causa. Come prima forma di supporto, iniziammo a sostenere a distanza una bambina malgascia, dandole l’opportunità di frequentare la scuola primaria a Tulear.

Scuola che, proprio in quei mesi, si stava riorganizzando pesantemente. Il progetto presentato da Nicole e Davide prima dell’estate era stato approvato dall’associazione toscana gerente del programma scolastico. Tutti gli studenti sostenuti a Tulear avrebbero trovato sistemazione in un’unica struttura, quella di Betania che i ragazzi avevano visionato durante il loro viaggio. A settembre erano iniziati i lavori di riqualificazione dell’area e di costruzione del primo blocco di aule e di servizi, finanziati grazie al progetto “Costruiamo la loro educazione” che aveva coinvolto diverse scuole e aziende del vicentino.

A ottobre il Villaggio Afaka era pronto e gli oltre 200 studenti poterono iniziare l’anno scolastico all’interno della nuova struttura.

I benefici furono subito evidenti, sotto tutti i punti di vista: i ragazzi erano finalmente riuniti, i servizi accentrati, i costi ridotti, il controllo e l’organizzazione più efficiente. Certo, il Villaggio necessitava ancora di notevoli migliorie, ma il primo passo era fatto.

Nel frattempo io ormai c’ero dentro con tutte e due le gambe e mi arrovellavo il cervello nel tentativo di trovare nuovi modi per aiutare l’associazione.

A novembre, in occasione del mio trentasettesimo compleanno, lanciai la mia prima campagna di raccolta fondi: decisi che da quel momento in poi tutti i proventi derivanti dalle vendite dei miei libri sarebbero stati devoluti al sostegno dei progetti dell’associazione in Madagascar.

L’iniziativa partì con il mio secondo libro, una raccolta di racconti, e ci aiutò nei mesi successivi a coprire le spese scolastiche di alcuni studenti del Villaggio Afaka. Al di là dei risultati concreti, posso senza dubbio dire che fu quello il momento in cui riuscii a creare un legame tra la mia passione di sempre, la scrittura, e la mia nuova missione, l’aiuto ai bambini del Madagascar. Un legame che poi nel tempo crebbe e si rafforzò, fino a diventare quello che è ora: questo libro.    

Ma non corriamo troppo.

Torniamo alla fine del 2016. Di quell’incredibile anno che aveva visto il primo viaggio da volontari in Madagascar di Davide, Nicole e Asia. La riorganizzazione dell’associazione e l’avvio del Villaggio Afaka. Il cambio di marcia nella gestione del personale e dei progetti a Tulear. L’ingresso di nuovi volontari: Jessica e Valerio ad agosto, Chiara a settembre. Io e Matilde in autunno.

Insomma c’erano tutti i presupposti per un 2017 altrettanto straordinario.

Ma per quanto potessimo immaginarcelo, con il senno di poi mi sento di dire, a nome di tutti, che quello che successe poi superò di gran lunga qualsiasi aspettativa.

Diciamo che il 2017 fu l’anno in cui l’acqua, questa acqua che era stillata come una piccola goccia anni prima, e poi era piano piano cresciuta fino a diventare un piccolo ruscello, al quale si erano aggiunti nel tempo tanti altrettanto piccoli affluenti… ecco, diciamo che il 2017 fu l’anno in cui questa acqua finalmente si manifestò in tutta la sua potenza.

E fu un’inondazione.

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